founder and designer of ALTER EGO instruments

Alexander Hohenegger

Colloquio con Alexander Hohenegger, fondatore e designer di ALTER EGO Instruments.

Se dovessi comprare uno strumento ad arco elettrico, quali solo le caratteristiche che dovrebbe avere?
Nello scegliere uno strumento elettrico in genere i musicisti guardano alla sua trasportabilità, alla robustezza, alla sensazione sotto le dita e al suono, tutti aspetti importantissimi. Ma forse la prima cosa su cui mi soffermerei è quella di capire se lo strumento si adatta bene al mio stile e al mio modo di suonare. Mi spiego: per suonare il Rock non è necessario uno strumento elettroacustico, anzi può essere addirittura controproducente per la presenza di quei fenomeni tipicamente acustici chiamati “lupi” e quei picchi di risonanze generati dalla tavola armonica, andrà invece benissimo un “solid body” per la sua linearità di comportamento. Viceversa per un jazzista o un musicista classico il “colore” e la dinamica del suono sono fondamentali quindi sarà disposto a sopportare con pazienza i tempi per il miglior fine tuning dello strumento e del setup elettronico. Penso che messa a punto, possibilità di personalizzazione e versatilità sono aspetti importanti e spesso sottovalutati. La trasportabilità spesso non è un vantaggio sufficiente per spingere all’acquisto di uno strumento elettrico, ma se la si somma alla versatilità, a un suono convincente e a una buona suonabilità, allora uno strumento elettro-acustico può diventare uno strumento veramente appagante e di crescita professionale.

Che cosa intendi per messa a punto e versatilità?
Penso che sia importante che tutti riconoscano che ogni strumento acustico tradizionale diventa un nuovo strumento appena lo si amplifica. Prendiamo l’esempio del contrabbasso. Mi è capitato di ascoltare e suonare contrabbassi dal suono nitido e profondo ma completamente irriconoscibili quando amplificati. La versatilità non è soltanto l’abilità dell’esecutore di spaziare per diversi stili e tecniche. Lo stesso concetto si può applicare anche agli strumenti. Alcuni strumenti tradizionali seppur bellissimi non hanno la necessaria versatilità di adattarsi ai metodi di amplificazione più comuni, a diversi stili e musicisti, a meno che…

A meno che?
A meno che non lo si regoli con una nuova messa a punto. Come ti dicevo, uno strumento tradizionale, nel momento in cui il suono viene prelevato elettronicamente, diventa un terzo strumento, quindi a tutti gli effetti un nuovo strumento, con nuove caratteristiche e quindi nuove problematiche. Questo vuol dire che i parametri che su uno strumento ad “amplificazione naturale” andavano bene adesso andranno rivisti. Se per “amplificare” un suono sono necessari molti accorgimenti tecnici, anche per “rilevarlo” si dovrà procedere con metodo avendo ben chiaro il risultato da ottenere. Quindi il know-how di chi fa la messa a punto sarà fondamentale.

Come si amplificano di solito gli strumenti tradizionali?
Spesso i musicisti hanno un approccio all’amplificazione del loro strumento o troppo minimale o, al contrario, troppo complesso. Un approccio minimale è per esempio un pickup passivo con un lungo cavo. La semplicità è sicuramente un valore e molti musicisti ne sono rassicurati, ma se facciamo dipendere dalla qualità e lunghezza del cavo gran parte del nostro suono, soprattutto se il pickup è un piezo, rischiamo di essere in balia di troppe variabili esterne.

Perché? In cosa sono diversi i pickup piezo?
I pickup piezo sono estremamente sensibili, e in genere vengono scelti proprio per questa loro caratteristica. Tuttavia il loro segnale esce a una impedenza più elevata di altri microfoni e trasduttori. Un’impedenza troppo alta, se non viene abbassata, è “pericolosa”, permettimi questo termine, perché il segnale diventa suscettibile di interferenze esterne. Quindi, da una parte vedo un approccio seppur comprensibile troppo minimale, dall’altra invece vedo un approccio troppo complesso. Per esempio l’uso di vari pickup troppo simili tra loro e di vari stadi di amplificazione con compressori, equalizzatori, filtri attivi, eccetera. Soluzioni anche ottime quando ben gestite, ma che richiedono lunghe prove e, aspetto ancora più importante, mettono lo strumento a rischio di perdere la sua “naturalezza” di suono.

E tu ti poni in un giusto mezzo?
Come sempre, dipende dalla situazione e dal bisogno. Non esiste una ricetta per il miglior setup. Il mio approccio con gli strumenti elettrici segue un percorso all’inverso. Gli strumenti ALTER EGO sono concepiti fin dall’inizio per essere amplificati. Li volevamo che rispondessero in maniera acustica con un suono genuinamente acustico. I nostri strumenti non sono soltanto una sintesi concettuale del design dello strumento tradizionale, abbiamo anche operato una sintesi delle forze poste in gioco dalle parti vibranti dello strumento, e il nostro pickup è stato sviluppato con in mente un suono ben specifico. Detta in altri termini non volevamo che i musicisti dovessero più scegliere tra trasportabilità e suono, perché pensiamo che possano avere entrambi. Al contempo, per quanto riguarda il risvolto pratico, volevamo anche che i nostri strumenti fossero pronti all’amplificazione, plug-and-play, regolabili e facili da controllare, e quindi in grado di svincolare i musicisti dai tecnici del suono.

E come ci siete riusciti?
Tra le varie possibilità di amplificazione, da quelle minimali a quelle oltremodo complesse, abbiamo individuato due allestimenti elettronici che offriamo con i nostri strumenti. Entrambi utilizzano un’elettronica interna attiva, abbastanza semplice da essere considerata “plug-and-play”. Il nostro allestimento di base consiste in un doppio pickup polimerico e un buffer che abbassa e protegge il segnale da disturbi e assorbimenti nel cavo men che ottimali. Questo allestimento è molto affidabile ed è un eccellente inizio per qualsiasi musicista voglia avventurarsi nel mondo dell’amplificazione. Il secondo allestimento che offriamo è la combinazione di due pickup miscelabili di diverso tipo.

Per versatilità?
Sì. In questo caso versatilità vuol dire due timbri di qualità diversa e miscelabili tra loro per diversi usi: arco o pizzicato, esecuzione solista o in big band, in un ambiente asciutto o rimbombante, e così via. Ho detto che combiniamo due pickup di diverso tipo, questo perché non vogliamo sovrapporre delle curve di risposte in frequenza simili tra loro. Se i pickup sono troppo simili, si può incorrere in un fenomeno tipico conosciuto come “controfase”, in pratica i suoni simili si annullano tra di loro. Allo stesso tempo, evitiamo complicazioni, e non ricorriamo a filtri attivi o altre regolazioni che, come detto sopra, fanno perdere molte qualità. Questa soluzione rende gli strumenti facilmente adattabili ai vari impianti audio, e dà la possibilità al musicista di svincolarsi dal lavoro dei fonici in sala!

Mi sembra una soluzione logica. Perché non è quella a cui si ricorre più spesso?
Prima di tutto c’è bisogno di un preamp ben progettato, il nostro per esempio è il frutto di più di 20 anni di ricerca. Inoltre è evidente che questo schema richiede una migliore qualità generale di tutto lo strumento, cosa che mi sento di dire che spesso manca negli strumenti elettrici, perché è impossibile ricreare un suono che non esiste. Ricordiamoci sempre che il suono che non cʼè non si può aggiungere!

Ma torniamo ai parametri di scelta principali, certamente un criterio di valutazione decisivo è la trasportabilità, soprattutto per il violoncello e il contrabbasso.
Sì. Oggi un musicista ha una relativamente vasta scelta di strumenti cosiddetti “travel”. Anche qui la via di mezzo non paga, uno strumento elettrico non sarà mai abbastanza compatto al trasporto e sarà di sicuro sempre quel centimetro in più a creare problemi. Per questo motivo suggerisco di valutare sempre gli ingombri totali e la forma della custodia, che non deve essere tozza come un baule ma snella e proporzionata per infilarsi ovunque.

E per quanto riguarda la robustezza?
Anche uno strumento tradizionale può dirsi robusto, nel senso di durevole, ma richiede un’attenzione costante per prevenire danni e spaccature, viceversa dallo strumento elettrico è lecito pretendere che non debba essere sempre al centro delle nostre preoccupazioni. Per robustezza però mi riferisco non solamente alla relativa insensibilità di uno strumento agli urti e alle variazioni climatiche, ma anche alla facilità nel rimontarlo, alla possibilità di intervenire con modifiche e riparazioni ovunque nel mondo. Vista in quest’ottica non è facile giudicare la qualità di uno strumento, ma vale la pena valutarlo a fondo prima di acquistarlo per non avere “sorprese” in futuro.

Qual è la tua opinione sugli strumenti dalle forme insolite e sulla loro suonabilità?
Ci sono strumenti che ricercano le forme di quelli tradizionali e altri che creano nuovi contorni. Non sono preoccupato da design insoliti, ma è fondamentale che chi lo suoni abbia un controllo totale dello strumento senza doverlo tenere in modo innaturale. I violoncellisti e i contrabbassisti dovrebbero valutare l’ergonomia delle fasce lì dove sono a contatto con il corpo. I violinisti e i violisti dovrebbero anche prestare attenzione al peso dello strumento, dato che anche pochi grammi possono alla lunga essere di inficio. Se uno strumento è modulare, come lo sono alcuni degli strumenti “travel”, consiglio anche di considerare la possibilità di adattare alla propria ergonomia le parti di appoggio, quindi direi che è sempre meglio scegliere componenti in legno e non in plastica, perché più facilmente personalizzabili. Ma il fattore più determinante per la suonabilità rimane comunque la tastiera. Potrei scrivere un libro intero sulle tastiere! Una tastiera ben rettificata è addirittura più importante della qualità dei legni usati. Gli strumenti devono essere facili da suonare. Solo se sono facili, possono rendere completo servizio al musicista. Quando si valuta uno strumento, inclusi quelli per principianti, è importante verificare che la tastiera sia messa a punto correttamente, il suo capotasto, la lunghezza di corda, la curvatura del ponticello…

Intendi dire che tutti i principi tradizionali della messa a punto valgono anche sugli strumenti elettrici?
Sicuramente! È sbagliato pensare allo strumento elettrico come a una scorciatoia. Devono sottostare a tutte le regole della buona messa a punto degli strumenti tradizionali. Non ci piace suonare strumenti tradizionali con tastiere piatte montate con ponticelli altissimi per non far “frustare” le corde. Perché dovremmo accettare qualcosa di simile su uno strumento elettrico?

E i ponticelli regolabili? Quelli con le rotelle di regolazione?
In genere gli strumenti senza cassa di risonanza risentono meno delle variazioni climatiche e per questo le rotelle non sono così indispensabili. Quando possibile, cerco di evitare di montarle perché fermano in un certo qual modo la trasmissione del suono, tuttavia quando sono necessarie, per esempio per coloro che suonano con diversi stili e tecniche, è importante verificare il loro funzionamento e il materiale. Alcuni metalli sono più adatti di alcuni legni, per esempio…

Ho capito, ma non sono troppe complicazioni? Dopo tutto la ragion d’essere degli strumenti elettrici è soprattutto di origine pratica.
Ho voluto dare un’indicazione generale e penso di esser riuscito a spiegare alcune delle motivazioni dietro il progetto ALTER EGO, ma non credo che ci debbano essere dei precetti nella scelta di uno strumento. Un buon metro di giudizio è la prontezza dell’emissione e la reattività della corda sotto l’arco e le dita. Questo vale anche per gli strumenti elettrici. Consideriamo anche i motivi di scelta che esulano da quelli prettamente pratici. Per i musicisti ad arco, lo strumento elettrico è anche una “stanza dei giochi” ossia uno spazio mentale, oltre che fisico, dove sviluppare le proprie idee musicali spesso non appartenenti alla propria occupazione principale, e questo sia per registrarsi ed elaborare il suono sia per improvvisare in una condizione di riservatezza, con l’ascolto in cuffia per esempio. In questo caso non credo che ci siano regole nella scelta, ma solo il proprio istinto da seguire. Per riassumere in una frase i miei consigli, l’unica cosa che mi sento di dire è quella di verificare che lo strumento che sto per acquistare non mi limiti ma che al contrario faciliti le mie capacità tecniche e aumenti la mia possibilità di esplorare.